Dentro il discorso di Obama al Cairo

Dopo l’attesissimo discorso di Barack Obama all’Università del Cairo, l’era di Bush figlio sembra lontana anni luce, tanto nei contenuti quanto nel linguaggio. L’autorevolezza di Obama, coadiuvata dalle eccezionali capacità comunicative sue e dei suoi consiglieri, gli permette di intavolare un discorso straordinariamente innovativo, nel quale per la prima volta si rivolge direttamente al popolo anziché ai governi della regione. Le sue parole, cui tanto Al Jazeera quanto Al Arabya hanno dato grandissimo risalto, sono riuscite ad arrivare allo spettatore mediorientale medio poiché questo ha avuto l’impressione di essere capito: Obama differentemente dai suoi predecessori non ha mai parlato di ‘mondo islamico’, ma ha distinto le diverse realtà parlando di ‘paesi a maggioranza islamica’. Allo stesso modo non ha mai pronunciato la parola terrorismo, dimostrando sia di volgere lo sguardo a un futuro migliore sia di cogliere le grandi differenze che intercorrono tra realtà come Hamas, Al Quaeda e Hezbollah. Contrariamente ha lanciato un forte messaggio di cambiamento e riappacificazione, tanto al medioriente quanto all’America stessa, che sembra possa preparare il terreno per un’altrettanto importante  inversione di rotta nella politica estera statunitense. Le riprese a telecamera fissa hanno accentuato la ieraticità del suo intervento, rafforzando messaggi dallo straordinario vigore retorico come quello sulla comunanza delle tre religioni moniteiste:

«Noi abbiamo la possibilità di creare il mondo che vogliamo, ma soltanto se avremo il coraggio di dare il via a un nuovo inizio, tenendo in mente ciò che è stato scritto. Il Sacro Corano dice: “Oh umanità! Sei stata creata maschio e femmina. E ti abbiamo fatta in nazioni e tribù, così che voi poteste conoscervi meglio gli uni gli altri”. Nel Talmud si legge: “La Torah nel suo insieme ha per scopo la promozione della pace”. E la Sacra Bibbia dice: “Beati siano coloro che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.

Sì, i popoli della Terra possono convivere in pace. Noi sappiamo che questo è il volere di Dio. E questo è il nostro dovere su questa Terra. Grazie, e che la pace di Dio sia con voi.»

È in atto un vero e proprio ‘restyling’ politico dell’immagine americana.

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